Quando comincio a vedere la vita con gli occhi del me,
teenager,
tutto sembra si raccenda persino la voglia di essere partecipe,
a tutte le mie emozioni che potrebbero lasciare pure un segno,
come le bombolette che usavo per disegnare i muri alle medie,
quando ci picchiavamo in piazza Udine,
accompagnavo i compagni perché non volevo tornare a casa,
dopo la scuola mi sentivo sempre infelice,
perché mi sentivo che la felicità la cercavo in altre cose,
cose quella cosa che mi fa sentire sempre più spento
man mano che cresco mi accorgo di essere molto
meno brillante di quando credevo di essere fragile,
insomma cose che viene a mancare
perdendo tutta quella spensieratezza,
forse se n'è andata via una parte di me,
ma forse era troppo presto,
mettermi a fare un resoconto delle cose
che di me non piacevano agli altri,
e dopo chiudermi a riccio e pensare due volte alle cose da dire,
tutto mi risuona in testa come dei ricordi come le mie vie,
piene di gente con me quando guardavo dal vetro in autobus 55,
certe sere d'inverno quando dopo un'auto mangiavo al McDonald's,
avevo già smesso di essere ribelle
perché ero già dentro ad una fase nuova,
ho smesso di andare a scuola quando avevo 16 anni e tutti gli altri,
finivano il venerdì di pensare il sabato erano più leggeri,
beati loro non hanno mai dovuto fare il corso preparazioni,
i pasti al belloni,
quando volevo ritornare a scuola si sono posti pure gli educatori,
ia nici non c'erano più e passavo i pomeriggi in via Pini,
stile senza essere poser perché sono
io che le ho detto le mie di mode,
guardo in faccia sempre la mia realtà
delle cose anche se sono messe maluccio,
se se di una cosa ne ho bisogno la prendo
e ci impiego di più a fare il muso,
e se prima pensavo in un modo diverso è perché non pensavo,
a realizzarmi per ciò che ho vissuto,
perché mi davo la colpa
quando comincio a vedere la vita con gli occhi del me,
teenager,
tutto sembra si riaccenda persino la voglia di essere partecipe,
a tutte le mie emozioni che potrebbero lasciare pure un segno,
come le bombolette che usavo per disegnare i muri alle medie,
quando ci picchiavamo in piazza Udine,
accompagnavo i compagni perché non volevo tornare a casa,
dopo la scuola mi sentivo sempre infelice perché mi
sentivo che la felicità la cercavo in altre cose.