Lei l'ennesima conquista,
è la sesta questo mese,
lui le parla col suo accento milanese.
Lei si sta adattando bene,
ha la vita fuori sede,
lui da sempre vive a porta ticinese.
Parlano di lei,
di film e di serie, di corsi all'università.
E parlano di lui,
di artisti, cantanti e della musica che fa.
Lei gli dice la poesia,
non sono solo parole,
è questione di prospettiva e di colore.
Lui quasi quasi si innamora,
sotto sotto un po' ci spera,
ma nel fatto è non un'emozione
vera.
Sotto le luci della città.
Ballano nell'oscurità.
E sembra che in città ci siano solo loro due.
Con sguardi poi si incollano e si ricamano.
Ma con le luci dell'alba tutto svanirà.
E parlano di lui,
lui che ha già una buona scusa per riaccompagnarla a casa.
E parlano di lei,
lei che fa come la sfinge, finta disinteressata.
E finiti tutti gli argomenti,
si rifugiano tra le braccia dell'uno e dell'altra,
fino al mattino.
Non si risveglia la città.
E si scioglie la complicità.
Che tanto ormai in città non sono più solo loro due.
Nessuno lo aspetta,
si veste di fretta e se ne va.
E se ne sono io o è l'età?
Sarà colpa di questa città.
Ci si può innamorare follemente
di una persona anche solo per un'ora.
E non c'è niente di male se ciò che rimane è
una storia.
Ma che storia ricca di particolari e poverati sentimenti.
Una storia,
ma che storia da raccontare a chi
ti pare buona per farci una canzone.