La forza dell'indignazione aveva scosso
quel flusso dei pensieri senza coro.
Il rapimento era spilenco e di colore indefinito,
la testa appesa,
il taipo perso,
un grandoncino
adeguato come spina dorsale.
E in quel risente speciale un brigo dipinse
la smorfia dello stegno e uno schiocco alle
emozioni riscaldate al freddo.
Le narici che ingoiano nause ed espellono fiele,
gli occhi che giurano abbandono,
il
cervello che bolle per il fuoco in superficie.
L'indignazione ha questa faccia e indossa
stivali neri come la pece per schiacciare
le tentazioni.
L'amonia dell'indignazione ha dunque
scosso quel flusso dei pensieri senza coro.
E un sacro paunazzo ardore ha scacciato quei
colori lontani ed ha acceso di rosso sgarlato
il pulviscolo delle impressioni.
Le lunghe mani bianche e sottili,
nervose di candore,
schiaffeggiano l'aria malata.
Sublime il buon gusto e saccacia la comune opinione.
L'indignazione è rara, quella vera,
e io odio il carcere.
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