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Bài hát fantastico! (bebo #2) do ca sĩ Lo Stato Sociale, I Botanici thuộc thể loại Pop. Tìm loi bai hat fantastico! (bebo #2) - Lo Stato Sociale, I Botanici ngay trên Nhaccuatui. Nghe bài hát Fantastico! (Bebo #2) chất lượng cao 320 kbps lossless miễn phí.
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Lời bài hát: Fantastico! (Bebo #2)

Lời đăng bởi: 86_15635588878_1671185229650

Al mare fuori stagione mi sembra un po' forzato.
Andarci, viverci,
dire che è bello.
Qui per esempio è tutto molto più
civilizzato di quanto uno si immagini.
Dici,
il mare fuori stagione come una grande sfida verso la natura.
La lotta delle onde contro la terra,
un'inquadratura suggestiva e il colore delle produzioni Netflix.
Me lo sono messo alle spalle e tira un vento boia.
Gli do proprio fisicamente le spalle,
perché la panchina dove mi sono seduto guarda la strada.
Fa freddo per essere una mezza stagione.
E fa freddo per essere un momento in cui dovrebbe
andare tutto tranquillo.
In accelerazione o in frenata.
Con il pilota automatico verso
l'afa e le zanzare.
Verso quelli con la pressione bassa che sbuffano,
quelli che le città sono
meglio da vuote,
quelli che ci vedono sempre una cosa dentro le cose.
E a me questa cosa,
le cose dentro le cose,
non mi convince.
Sono giorni convulsi.
Per qualche ora va bene,
per qualche ora non va bene.
O se per me andrebbe tutto bene.
Se non fosse per il bocciare delle
persone o il trambusto dei tavoli che tornano ad occupare i dehors.
Se non fosse per il
suono delle chiavi in tasca e il numero impressionante
di pensieri che per molto tempo si ingigantiscono,
fino a spingere sulle pareti del crani.
Come voler uscire a tutti i costi,
tutti assieme,
pericolosamente.
Se non fosse per questa sensazione di vuoto che poi,
senza annunciarsi,
prende
il campo e cambia l'ordine delle cose.
Delle mie cose,
che non so dargli nemmeno un nome.
Non puoi sempre dare la colpa agli altri, dice.
Però ogni tanto è proprio colpa degli
altri.
E fare una panchina che guarda la strada e dà le spalle al mare,
mi dà l'impressione
di qualcuno che ha voluto fare un dispetto
a chi si è stancato e vuole fermarsi.
Allora mi metto un po' il cappuccio e aspetto,
perché devo aspettare un po' su questa panchina.
Non ho voglia.
Sto un po' troppo male se penso ai soldi.
Sono su un lungomare del cazzo,
diciamolo.
Un lungomare brutto,
invisibile al cuore,
il cui merito più grande è quello
di normalizzarsi nella pietà di tutti i giorni.
Una pietà che toglie il mito, la vanità,
la poetica.
Tutte quelle cose che questo tempo dice essere marginali.
Hanno preso il mare
e l'hanno sostituito con un freddo toponimo.
Un lungomare.
Sono in un posto che è una
cazzata, pensato così.
Però c'è il mare,
che bello.
Insomma,
fa brutto tempo.
Però
passano gli aerei,
perché c'è un aeroporto importante qui vicino.
E Nicola e Paola dicono
che è assurdo pensare che gli aerei volino.
A me, in questi giorni,
sembra assurdo che
le cose non volino da sole,
se le hai progettate e costruite come
le dovevi progettare e costruire.
Mi sarebbe piaciuto fare il pilota di Formula 1,
ma non avevo né i soldi né il fisico.
Avrei guidato volentieri pure gli autobus come mio babbo.
E invece scrivo in riva al
mare mentre aspetto su una panchina
orientata verso un ristorante basso,
una palazzina rovinata,
due signore che passano discutendo.
Non era minimamente nei progetti,
ma devo dire una
cosa.
Prima, nel market di prodotti per la casa,
la radio ha trasmesso l'oroscopo.
Per
la Vergine sarebbe stato un giorno fantastico.
Ha detto proprio così.
E io ero in un market
per prodotti casalinghi, la mattina presto,
al mare fuori stagione, che malgrado tutto,
mi sembra comunque un'idea così così.
Quella del mare fuori stagione.
Allora mi
siedo qui su questa panchina dalla parte sbagliata della vista.
Allora mi siedo qui
su questa panchina dalla parte sbagliata della vita.
E penso che certuni dovrebbero fidarsi
più delle circostanze
che di se stessi.
Io pure.

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